Origine e diffusione
Il Pallagrello bianco e il Pallagrello nero sono due distinti vitigni autoctoni campani, profondamente legati alla provincia di Caserta. La loro coltivazione caratterizza soprattutto il territorio dell’Alto Casertano, tra le colline di Caiazzo, Castel Campagnano e l’area di Piedimonte Matese.
La loro storia si intreccia con quella dei Borbone: la documentazione della Reggia di Caserta ricorda il prestigio dei vini chiamati “Pallarelli” e il loro apprezzamento sulle tavole reali. Dopo un lungo periodo di ridimensionamento, il recupero e la valorizzazione delle varietà locali hanno restituito visibilità a questi vitigni. Entrambi sono stati ammessi al Registro nazionale delle varietà di vite il 7 maggio 2004, su proposta della Regione Campania. [1–3]
Caratteristiche agronomiche
Pallagrello bianco
Presenta un grappolo piccolo, cilindrico e generalmente provvisto di un’ala; gli acini sono piccoli, arrotondati e di colore verde-giallo. È un vitigno molto vigoroso, con ottima fertilità delle gemme e produzione abbondante. Alla raccolta raggiunge livelli zuccherini elevati e un’acidità piuttosto contenuta. Il Registro nazionale indica la vendemmia tra la seconda e la terza decade di settembre. La resistenza alla botrite è sufficiente, purché non si ritardi eccessivamente la raccolta. [1]
Pallagrello nero
Ha un grappolo piccolo, cilindrico, generalmente privo di ali e piuttosto spargolo. Gli acini sono piccoli e arrotondati, con buccia spessa di colore blu-nero. È piuttosto vigoroso, con discreta fertilità e produzione contenuta e non costante. Tradizionalmente allevato a raggiera, presenta una discreta resistenza alla botrite grazie alla conformazione del grappolo e allo spessore della buccia. La maturazione è indicata intorno alla seconda decade di ottobre. [2]
Le epoche riportate sono indicative: il momento effettivo della vendemmia dipende dall’annata, dal vigneto e dall’obiettivo enologico.
Profilo enologico
Entrambi possono essere vinificati in purezza oppure impiegati in assemblaggio. Le caratteristiche del vino cambiano in funzione del territorio e delle scelte di cantina: non esiste un unico profilo aromatico valido per tutte le etichette.
Pallagrello bianco
Colore: nelle interpretazioni descritte dalla critica di settore può assumere tonalità dorate.
Profumo: ricorrono descrizioni di frutta a polpa bianca, fiori ed erbe aromatiche.
Gusto: può esprimere pienezza e sapidità, con un equilibrio tra morbidezza e freschezza diverso secondo la maturazione delle uve e la vinificazione.
Pallagrello nero
Colore: rosso, con intensità e tonalità variabili secondo estrazione e affinamento.
Profumo: nelle degustazioni di vini in purezza sono documentati piccoli frutti scuri e richiami floreali.
Gusto: struttura, trama tannica e morbidezza variano secondo le tecniche di lavorazione e maturazione.
Questi descrittori riassumono esempi documentati da Slow Wine, non caratteristiche obbligatorie di ogni vino ottenuto dai due vitigni. [4]
Vinificazione e affinamento
Non esiste una lavorazione unica del Pallagrello: tempi di fermentazione, macerazione e affinamento dipendono dal produttore e dal vino desiderato.
Sono documentate interpretazioni del bianco maturate in acciaio e del nero affinate in acciaio, legno o anfora. Nel progetto di recupero della Vigna di San Silvestro della Reggia di Caserta, la scelta dichiarata è stata l’affinamento in anfore di terracotta, per valorizzare le caratteristiche delle uve senza l’apporto aromatico del legno. [3–4]
Abbinamenti
Proposte di degustazione, da adattare allo stile della singola bottiglia.
Il Pallagrello bianco può accompagnare piatti di pesce, primi alle verdure e formaggi freschi; le interpretazioni più strutturate si prestano anche a carni bianche e preparazioni più ricche.
Il Pallagrello nero può essere proposto con primi al ragù, carni arrosto e formaggi stagionati, scegliendo l’abbinamento in base alla struttura e alla tannicità del vino.
Denominazioni
Il Registro nazionale riporta, per entrambi i vitigni, l’ammissione nelle IGT Campania, Roccamonfina e Terre del Volturno. [1–2]
Il disciplinare della Terre del Volturno IGT consente di indicare in etichetta Pallagrello bianco o Pallagrello nero quando il vino proviene per almeno l’85% dal corrispondente vitigno, nel rispetto delle altre condizioni previste. La menzione del vitigno non significa quindi necessariamente che il vino sia prodotto in purezza. [5]




