Si è svolta giovedì 8 ottobre 2026, al Teatro Di Costanzo-Mattiello di Pompei, la tavola rotonda “Bartolo Longo, un fondatore da riscoprire”. L’incontro ha approfondito l’attualità del suo pensiero educativo e dell’impegno a favore dei minori più fragili.
L’iniziativa è stata organizzata dal Comune di Pompei, attraverso l’Assessorato alla Cultura guidato dall’avvocato Domenico Di Casola. Hanno partecipato anche allieve e allievi delle scuole di Pompei, portando le nuove generazioni al centro di una riflessione dedicata all’educazione e al futuro.
Nel centenario della morte di Bartolo Longo, il confronto ha offerto l’occasione per riscoprirne il volto sociale. Non soltanto una figura da ricordare, dunque, ma un riferimento per interrogarsi sulle forme di esclusione ancora presenti nella società.
Bartolo Longo e l’accoglienza dei minori
Accogliere, proteggere, istruire e avviare a un mestiere. Su queste azioni Bartolo Longo costruì un progetto educativo rivolto ai ragazzi che vivevano in condizioni di svantaggio.
Orfani, figli dei detenuti e minori provenienti da famiglie in difficoltà trovarono nelle sue opere una possibilità di riscatto. L’assistenza materiale rappresentava il punto di partenza. A questa si affiancavano la scuola e la formazione professionale.
La sua “pedagogia degli emarginati” metteva al centro la persona, anziché il pregiudizio. Le condizioni di origine non dovevano stabilire il destino di un bambino.
Per questo, educare significava offrire opportunità. Ogni ragazzo doveva poter sviluppare le proprie capacità e trovare un posto nella comunità.
Scuola e lavoro per diventare autonomi
Uno degli aspetti più significativi del metodo di Bartolo Longo è il legame tra accoglienza e autonomia.
Proteggere un minore non bastava. Era necessario accompagnarlo nella crescita, attraverso lo studio e l’apprendimento di un mestiere, di un’arte o di una professione.
In un’Italia segnata dalla povertà e dall’analfabetismo, questa esperienza indicava una strada diversa dall’esclusione. L’istruzione diventava uno strumento per costruire il proprio futuro.
La lezione conserva ancora oggi un valore: aiutare un ragazzo significa anche consentirgli di scegliere, partecipare e contribuire alla vita sociale.
Gli studenti delle scuole di Pompei al confronto
La partecipazione delle allieve e degli allievi delle scuole di Pompei ha dato all’incontro una dimensione educativa.
La presenza degli studenti ha collegato la memoria di Bartolo Longo alle generazioni di oggi. Il suo impegno per l’infanzia è diventato così un tema da conoscere e su cui riflettere.
Riscoprire questa storia significa anche riconoscere il valore della scuola. È infatti uno dei luoghi in cui si costruiscono relazioni, si contrastano le disuguaglianze e si aprono nuove possibilità.
per l’approfondimento, guarda le videointerviste a
Domenico Di Casola, assessore alla Cultura
Monsignor Tommaso Caputo, arcivescovo prelato di Pompei
Giuseppe Tortora, sindaco di Pompei
Il confronto ha riportato l’attenzione su una responsabilità condivisa: offrire ai più giovani strumenti e occasioni per crescere.
Il dialogo tra istituzioni, Santuario e realtà sociali
La tavola rotonda ha riunito esperienze legate alla vita religiosa, alle istituzioni e all’impegno sociale.
Il programma prevedeva i saluti di monsignor Tommaso Caputo, arcivescovo prelato di Pompei, e del sindaco Giuseppe Tortora. L’introduzione e la moderazione erano affidate all’assessore Domenico Di Casola.
Tra i relatori indicati nel programma:
Don Ivan Licinio, vicerettore del Santuario di Pompei;
Gianluca Guida, direttore dell’Istituto penale per i minorenni di Nisida;
Salvatore Petirro, dirigente del III Settore del Comune di Pompei, Politiche sociali;
Don Giovanni Russo, cappellano dell’istituto penitenziario di Secondigliano.
Il rapporto tra educazione e inclusione ha costituito il filo conduttore dell’appuntamento. L’opera di Longo offre infatti spunti per riflettere anche sui percorsi di recupero e sulle opportunità da garantire a chi vive ai margini.
Il programma comprendeva inoltre il cortometraggio “Pompei – Storia, fede, comunità. Un racconto corale della Città”, diretto da Andrea Brandi, e una breve esibizione del tenore Luca Venditto.
Un’eredità da tradurre in impegno quotidiano
La figura di Bartolo Longo appartiene alla storia religiosa di Pompei, ma anche al suo patrimonio culturale e sociale.
La tavola rotonda dell’8 ottobre ha riportato al centro questa eredità. Ricordarla significa interrogarsi sulle possibilità offerte ai minori e sulle responsabilità degli adulti.
Scuole, famiglie, istituzioni e associazioni possono contribuire, ciascuna nel proprio ruolo, a contrastare l’emarginazione.
Il messaggio di Bartolo Longo resta attuale: nessun ragazzo dovrebbe essere definito soltanto dalle difficoltà da cui proviene. Accoglienza, istruzione e formazione possono aprire una strada diversa. Trasformare questa possibilità in un impegno quotidiano è il modo più concreto per mantenerne vivo l’insegnamento.