In Campania il mese di gennaio si apre, come da tradizione, con i fucaroni di Sant’Antonio Abate, detti anche Sant’Antuon. Grandi falò popolari che, tra il 16 e il 18 gennaio, vengono accesi in numerosi centri della regione, rinnovando un rito antico legato al mondo contadino, alla devozione popolare e al senso di comunità.
I fucaroni rappresentano uno dei momenti più riconoscibili del calendario tradizionale campano. Il fuoco, elemento centrale del rito, assume un valore simbolico di purificazione, protezione e passaggio dall’inverno al nuovo ciclo dell’anno agricolo.
Le origini dei falò di Sant’Antonio
La tradizione dei falò di gennaio affonda le sue radici in riti precristiani legati al culto del sole e della fertilità, successivamente integrati nella celebrazione cristiana di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali e delle campagne. Con il tempo, il rito si è trasformato in un evento collettivo, mantenendo intatto il suo significato identitario.
In ogni paese il fucarone assume forme e dimensioni diverse, ma ovunque resta un gesto condiviso: la raccolta della legna, la costruzione della pira e l’accensione diventano momenti di partecipazione comunitaria.
Musica popolare e tradizione orale
Ad accompagnare i fucaroni è spesso la musica popolare. Il canto tradizionale, trasmesso oralmente, continua a essere uno degli elementi centrali della festa. Tra le voci legate a questo patrimonio culturale si distingue Biagio De Prisco, cantore popolare e interprete della tradizione campana, la cui presenza rafforza il legame tra rito, memoria e territorio.
Il canto non è esibizione, ma strumento di narrazione collettiva, capace di raccontare il santo, il fuoco e la vita delle comunità che si riconoscono in questi riti.
Tammorre e tarantelle intorno al fuoco
Accanto alla voce, il suono delle tammorre scandisce il ritmo della festa. Le tarantelle, danzate intorno al fucarone, richiamano simbolicamente il movimento circolare del sole e il ciclo continuo della vita. La danza diventa così parte integrante del rito, espressione di un patrimonio immateriale ancora vivo.
@campaniacult.com Fucarone di Sant’Antonio – Gennaio 2026. Il fuoco si accende. La tradizione canta. La voce di Biagio De Prisco, le tammorre che battono forte.Fuoco, canto e danza. Qui la tradizione è viva.Fucarone SantAntonio FalòCampani BiagioDePrisco Tammorre Tarantella Campania 18Gennaio2026
L’appuntamento del 18 gennaio 2026
Il 18 gennaio 2026 rappresenta uno dei momenti centrali dei festeggiamenti per Sant’Antonio in Campania. Un appuntamento che unisce rito religioso e tradizione popolare, richiamando comunità locali, appassionati di cultura popolare e nuove generazioni interessate alla riscoperta delle radici.
Il fucarone di Sant’Antonio continua a essere, ancora oggi, un simbolo di identità e appartenenza, capace di raccontare la Campania attraverso il linguaggio universale del fuoco.