
Il 15 giugno 2026 Ricigliano, in provincia di Salerno, ha rinnovato la tradizione della Turniata di San Vito. Si tratta di uno dei riti pastorali più antichi del Sud Italia, capace di unire fede, cultura e memoria collettiva. Ogni anno, infatti, la comunità si ritrova attorno alla Cappella di San Vito per una celebrazione che affonda le sue radici nel mondo della transumanza e nelle antiche tradizioni agro-pastorali dell’Appennino meridionale.
Turniata di San Vito a Ricigliano: una tradizione che si rinnova ogni anno
Anche nel 2026 la Turniata di San Vito ha richiamato fedeli, allevatori e visitatori provenienti da diverse località della Campania e della Basilicata.
La festa si svolge ogni 15 giugno e rappresenta uno degli appuntamenti più sentiti dalle comunità rurali dell’area del Sele-Tanagro. Oltre a Ricigliano, la tradizione è presente anche a San Gregorio Magno, nel Salernitano, e a Balvano, in provincia di Potenza.
La manifestazione conserva un forte valore identitario. Per molti abitanti del territorio è un’occasione per ritrovare le proprie radici e mantenere vivo il legame con la cultura pastorale che ha segnato la storia di queste montagne.
Come si svolge la Turniata di San Vito
La giornata inizia all’alba. I pastori preparano le greggi e le adornano con nastri colorati, campanacci e decorazioni tradizionali.
Successivamente gli animali vengono accompagnati verso la Cappella di San Vito, situata poco fuori dal centro abitato. Qui si svolge il momento più atteso della festa.
Ogni gregge compie tre giri attorno alla cappella. Questo gesto, chiamato “turniata”, rappresenta una richiesta di protezione per gli animali, per le famiglie e per il lavoro degli allevatori.
Dopo il passaggio delle greggi, anche i fedeli partecipano al rito. Molti percorrono lo stesso tragitto in segno di devozione verso il santo.
La festa prosegue poi con momenti di convivialità. Non mancano la cagliata fresca, i formaggi locali, il vino e altri prodotti tipici del territorio. Musica e balli popolari accompagnano la giornata, trasformandola in un grande momento di incontro per l’intera comunità.
Chi era San Vito
San Vito è uno dei santi più venerati dell’Italia meridionale. Secondo la tradizione cristiana, fu un giovane martire che visse durante le persecuzioni romane.
Nel corso dei secoli il suo culto si diffuse lungo i percorsi della transumanza. Per questo motivo divenne il protettore delle greggi, delle mandrie e dei pastori.
La devozione popolare attribuisce al santo numerosi poteri di guarigione. È invocato contro il cosiddetto “ballo di San Vito”, contro il morso della taranta e contro la rabbia.
Nell’iconografia tradizionale compare spesso insieme a uno o due cani. Questa presenza richiama il suo ruolo di custode degli animali e del mondo pastorale.
Le origini antiche della Turniata
La Turniata di San Vito non è soltanto una festa religiosa. Molti studiosi ritengono che il rito conservi elementi provenienti da tradizioni molto più antiche.
Il gesto di girare tre volte attorno a un luogo sacro richiama infatti la “circumambulatio”, una pratica diffusa presso i popoli italici e romani.
Nell’antichità uomini e animali compivano percorsi rituali attorno a templi, campi e luoghi considerati sacri. Lo scopo era ottenere protezione, fertilità e prosperità.
Questi riti erano presenti durante le Lupercalia, dedicate a Fauno Luperco, e nelle Parilia, feste in onore della dea Pales, protettrice dei pastori e del bestiame.
Con l’arrivo del Cristianesimo, molte tradizioni popolari vennero reinterpretate. Gli antichi riti di purificazione furono così associati al culto dei santi e continuarono a vivere in forme nuove.
Il legame con la transumanza
La storia della Turniata è strettamente legata alla transumanza, una pratica che per secoli ha caratterizzato l’economia delle aree interne del Mezzogiorno.
Pastori e allevatori percorrevano lunghi tragitti seguendo i tratturi e le vie erbose che collegavano montagne e pianure.
Tra questi percorsi vi era anche l’antica Via Herculia, strada romana che attraversava la Lucania e favoriva gli scambi tra diverse regioni dell’Italia meridionale.
Lungo queste vie si diffusero culti, tradizioni e pratiche religiose che contribuirono alla nascita di feste come la Turniata di San Vito.
Perché la Turniata è ancora importante oggi
In un periodo segnato dallo spopolamento dei piccoli borghi e dalla trasformazione del mondo agricolo, la Turniata continua a svolgere un ruolo importante.
La festa permette infatti di tramandare conoscenze, usanze e valori che fanno parte della storia locale. Allo stesso tempo rappresenta un’opportunità per promuovere il territorio e attirare visitatori interessati al turismo culturale e alle tradizioni popolari.
Ogni anno il passaggio delle greggi attorno alla Cappella di San Vito rinnova un legame profondo tra passato e presente.
È questo il motivo per cui la Turniata continua a essere considerata una delle più autentiche espressioni del patrimonio culturale immateriale tra Campania e Basilicata.
Tra fede, memoria e identità, il rito di Ricigliano racconta ancora oggi la storia di una comunità che non vuole dimenticare le proprie origini.
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